Tutto
quello che fa male ti fa bene. Per Tutto quello che fa male ti fa bene.
Perché la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti.
La
nuova scienza dei sistemi emergenti. Dalle colonie di insetti al cervello
umano, dalle città ai videogame e all'economia, dai movimenti di
protesta ai network
Mind
Wide Open: Your Brain and the Neuroscience of Everyday Life
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Steven
Berlin Johnson
Nonostante
la giovane età, Steven Johnson è già una
personalità eminente nell'ambito degli studi sulle culture
digitali. Il suo primo libro, Interface Culture, ne ha mostrato
subito lo spessore culturale e l'acume sociologico, e gli è
valso l'inclusione nella classifica del NY Times dei "50
giovani che cambieranno il mondo". Nei suoi quattro libri
Johnson affronta il tema delle trasformazioni sociali indotte
dalle nuove tecnologie.
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Steven Johnson è
attualmente la voce più autorevole, e giovane, di un gruppo di
studiosi che potremmo definire "neo-futuristi", appassionati
dell'innovazione ed entusiasti del cambiamento condotto dalle progresso
tecnologico. Alterna la sua attività di scrittore a quella di giornalista
(Discover, Wired, Slate, New York Times) ed a frequenti tour internazionali
presso università e centri di ricerca.
TUTTI
I LIBRI DI STEVEN JOHNSON
| Steven
Johnson |
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Perché
la televisione, i videogiochi e il cinema ci rendono intelligenti.
Esistono alcuni
luoghi comuni molto duri a morire, come ad esempio quello che
afferma che la televisione e i videogiochi farebbero male ai figli.
Eppure, fatto strano, è un dato di fatto che il quoziente
di intelligenza delle nuove generazioni è molto più
alto di quello che si registrava solo venticinque anni fa. Come
dimostra Steven Johnson l'effetto che i videogiochi e alcune serie
televisive hanno sul cervello di chi ne fruisce è estremamente
positivo. Ricorrendo infatti alle neuroscienze, all'economia e
alla teoria dei media, Johnson prova che quella che si è
sempre considerata come 'spazzatura', è in grado di potenziare
la vivacità dell'intelligenza dei bambini.
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| Mondadori.
Collana Strade Blu. 2006. |
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| Steven
Johnson |
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Your
Brain and the Neuroscience of Everyday Life
Steven Johnson
indaga l'impatto delle neuroscienze sull'attività mentale
di tutti i giorni. Intuizioni filosofiche brillanti ed osservazioni
intelligenti di micro-sociologia si susseguono in questo che è
diventato già un classico delle culture cibernetiche.
Testo disponibile
in inglese.
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| Scribner
Book Company. 2005. |
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| Steven
Johnson |
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Dalle
colonie di insetti al cervello umano, dalle città ai videogame
e all'economia, dai movimenti di protesta ai network.
Presi singolarmente,
una formica o un neurone non sono particolarmente intelligenti.
Tuttavia se un numero abbastanza elevato di elementi così
semplici interagisce e si auto-organizza, può attivarsi
un comportamento collettivo unitario, complesso e intelligente.
Se questo comportamento ha anche un valore adattativo, ci troviamo
di fronte a un fenomeno "emergente": una colonia di
formiche o il nostro cervello. Un aspetto sorprendente è
che questo meccanismo non è prevedibile a partire dai suoi
elementi costitutivi, e non è possibile ricostruirlo a
partire dalle sue manifestazioni osservabili. Steven Johnson mette
in collegamento diverse discipline per tracciare le linee guida
della nuova scienza della complessità e dei "sistemi
emergenti".
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| Garzanti
Libri. 2004. |
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| Steven
Johnson |
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How
New Technology Transforms the Way We Create and Communicate.
Il libro che
ha reso celebre Steven Johnson nell'ambito degli studi sulle culture
digitali, o culture cibernetiche. Interface Culture è una
preziosa analisi dell'origine delle interfacce e delle loro attuali
linee di sviluppo. Il risultato è una mappa storica e culturale
di un fenomeno artistico e sociale che costituisce uno degli aspetti
più rilevanti delle trasformazioni indotte dalle nuove
tecnologie. Steven Johnson percorre sapientemente tutto l'ampio
spettro delle conseguenze sociali delle ICTs, dai macro-sistemi
sociali alla vita quotidiana degli individui.
Testo disponibile
in lingua inglese.
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| Perseus
Books Group. 1997 |
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